Veneto OK, Campania e Puglia NO

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Ad oltre un mese dalle elezioni regionali, del 23-24 novembre, le regioni di Campania e Puglia non dispongono ancora di un governo pienamente operativo, di una Giunta. Guarda la mia video-intervista ai microfoni di Chioggia Azzurra.

Non è certo un segnale incoraggiante per la politica, e per il centro sinistra, soprattutto alla luce della già marcata disaffezione al voto che ha caratterizzato questa tornata elettorale.

Emergono, ancora una volta, le criticità strutturali del cosiddetto “campo largo”: la politica dovrebbe misurarsi sulla capacità di governare, non limitarsi alla mera vittoria elettorale. Alle trattative interne, spesso lunghe e logoranti, sarebbe stato preferibile affiancare una visione condivisa, costruita prima del voto e non rincorsa successivamente. Il quadro è ulteriormente appesantito dalle complesse eredità lasciate dalle passate amministrazioni di Vincenzo De Luca e Michele Emiliano, con cui Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Verdi sono oggi chiamati a fare i conti nel tentativo di ridefinire nuovi equilibri.

A ben vedere, però, anche il Veneto ha votato oltre un mese fa e non mancava certo il peso di una forte eredità politica, e anche l’affluenza ha lasciato a desiderare. Tuttavia, qui la Giunta è già pienamente operativa, la macchina istituzionale funziona e si pianificano con chiarezza le prossime attività di governo. Proprio nel rispetto dei cittadini e delle aziende che si aspettano questo.

La differenza è evidente: in Veneto ha vinto il centrodestra unito, non per semplice somma di sigle come in un “campo largo”, ma sulla base di un progetto politico condiviso, credibile e immediatamente traducibile in governo.

Ed è, in fondo, questa l’unica, sostanziale differenza.