Perchè SI’ al referendum Giustizia

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Non è mai facile, né scontato, spiegare perché un cittadino dovrebbe andare a votare a un referendum, soprattutto alla luce della bassa affluenza che ha caratterizzato molte consultazioni degli ultimi anni. Eppure questa volta siamo di fronte a un appuntamento diverso e decisivo. Dopo il via libera definitivo del Senato alla riforma costituzionale della Giustizia, ai sensi dell’articolo 138 della Costituzione, i cittadini saranno chiamati alle urne per il referendum popolare confermativo, che dovrebbe svolgersi tra marzo e aprile del 2026.

Tanto per fare una fotografia e spiegarlo in maniera elementare, oggi, chi accusa (il Pubblico Ministero)  e chi giudica  (il Giudice) appartengono allo stesso ordine e sono, di fatto, “colleghi”: questo crea un legame invisibile che spesso rischia di sbilanciare il processo a favore dell’accusa, lasciando il cittadino con la sensazione di giocare sempre “fuori casa”. La centralità sta qui: separare le carriere significa spezzare questo legame e ristabilire un equilibrio vero. Il PM non deve essere un giudice che cerca colpevoli, ma un professionista specializzato esclusivamente nella ricerca delle prove, nel rispetto delle regole, dei tempi e delle garanzie. Il processo accusatorio, in fondo, è questo: un confronto ad armi pari. L’accusa porta le sue prove, la difesa porta le sue, e il giudice decide senza pregiudizi. Separare le carriere, quindi, non è una questione tecnica, ma una scelta di giustizia, di equilibrio e di rispetto verso il cittadino.

La Giustizia non è un tema riservato solo a magistrati e avvocati. Riguarda tutti noi, direttamente o indirettamente, prima o poi. Ed è per questo che credo che votare significhi rafforzare la democrazia, non indebolirla.
È una vera scelta di civiltà giuridica, che tocca ogni cittadino e il suo diritto a un processo giusto, equo e imparziale.

Provo allora a spiegare le ragioni di questa scelta, ma anche a dare un significato più profondo a un voto che non è tecnico, bensì profondamente politico e civile.

1. Quante volte abbiamo sentito parlare della necessità di un giudice davvero terzo: Separare le carriere tra chi accusa e chi giudica significa garantire indipendenza e imparzialità. La fiducia dei cittadini nella giustizia nasce esattamente da qui.

2. Quante volte abbiamo assistito a dibattiti sul rapporto sbilanciato tra i poteri dello Stato (Parlamento e Governo da una parte, Magistratura dall’altra): La giustizia deve applicare la legge, non sostituirsi a chi la scrive o a chi è chiamato a esercitare l’indirizzo politico.

3. Quante volte lo Stato e la società hanno subito le conseguenze del correntismo interno alla magistratura, che ne ha indebolito credibilità e autorevolezza: Il al referendum va proprio nella direzione opposta per una responsabilità disciplinare più chiara, trasparente e credibile, nell’interesse degli stessi magistrati e dei cittadini.

4. Quante volte abbiamo sentito parlare di processi infiniti e di sentenze che arrivano a distanza di anni dalle accuse: Un sistema più chiaro e meglio distinto riduce conflitti interni, accorcia i tempi dei processi, limita sprechi e costi inutili. Perché una sentenza troppo lontana nel tempo è sempre una sentenza ingiusta, indipendentemente dal fatto che dia ragione o torto.

Questo referendum è confermativo e non prevede quorum. È un passaggio epocale, perché a decidere in materia saranno finalmente i cittadini, non le solite élite o le corporazioni di parte.
Non è un referendum contro i magistrati, ma a favore di un sistema più efficiente, di una giustizia più giusta e di uno Stato più libero.

Almeno questa volta, proviamoci.

PER APPROFONDIMENTI
(link podcast Unione camere penali per il SI)